Manuele Cerutti a "Old songs new songs"

Un giorno dello scorso mese di maggio avevo invitato Manuele Cerutti a visitare l'allestimento di “old songs new songs”, con le opere di Rolf Julius, Michael Graeve, Terry Fox, Steve Roden e Patrice Carré. Volevo che si rendesse conto della natura del paesaggio che si era venuto creando a blank, prima di proporgli di partecipare al progetto con una sua opera nuova, utilizzando uno degli spazi volutamente lasciati liberi. Dopo circa una settimana Manuele mi comunicò la sua scelta, proponendomi di recarmi da lui in studio, dove mi avrebbe mostrato un piccolo dipinto su tavola. Il giorno dopo venne qui a blank, e insieme stabilimmo l'esatta collocazione del dipinto, che si aggiunse con grande naturalezza, senza alcuna apparente forzatura, al paesaggio, modificandolo senza stravolgerlo. La presentazione al pubblico del 28 maggio confermò le nostre positive sensazioni, perché la sua opera (ancora senza un titolo definitivo) veniva percepita, appunto, come un particolare di un paesaggio più vasto, diverso da tutti gli altri ma non in contrasto con alcuno.

 

 

 

Soltanto dopo qualche tempo, forse più di un mese, Manuele mi disse che l'opera aveva forse trovato il suo titolo, e mi raccontò una storia sui soldati mercenari svizzeri impegnati, anticamente, in battaglia lontano dalla patria, che rievocavano con struggimento nella mente un fenomeno uditivo legato all'ascolto di un particolare canto di montagna. Il ricordo di questa cantilena rustica, suonata dai pastori col corno per accompagnava le mucche al pascolo sulle Alpi (o al ritorno nella stalla), provocava nei soldati un delirium melancholicum, ravvivando repentinamente un'acuta nostalgia della patria e spingendoli pertanto, talvolta, perfino alla diserzione. Questa melodia popolare avrebbe il singolare potere di provocare uno stato di ipermnesia, cioè l’illusione della presenza del passato, accresciuta dal sentimento doloroso della separazione. Di fronte ad effetti talmente devastanti, ne fu proibito ai soldati l’ascolto, la riproduzione o semplicemente di fischiettarla.
Il titolo dell'opera, Kühreihen, è legato a questa storia (si tratta del nome di quel tipo di melodia popolare svizzera), e a parer mio condensa con precisione la suggestione sinestetica che immediatamente avevo percepito, guardando i bottoni di ottone al centro del quadro, la prima volta che Manuele me lo mostrò, nel suo studio.

Carlo Fossati, luglio 2015

 

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