Killing Floor 2014 (1)

Direi che questa volta, in modo più spiccato e più deciso di quanto non sia avvenuto la prima volta, in via Parma 31, il Killing Floor sarà all'insegna del caos. Non nel senso di un disordine letterale, ma forse piuttosto di una sorta di compresenza di ordini diversi, sistemi auto-disciplinati ma autistici, che non si pongono come fine precipuo la comunicazione con gli altri, senza peraltro rifiutarla, disposti bensì ad attuarla soltanto in modo occasionale e non volontario, o meglio, non intenzionale.
Ludvica Carbotta, Giovanni Morbin, Alis/Filliol e Alessandro Quaranta (la cui presenza è di tipo diffuso, letteralmente, e nello stesso tempo molto discreta) saranno gli artisti/attori. Molte altre persone faranno la loro apparizione, durante i due mesi circa di apertura dello spazio.

 

 

Ludovica è arrivata a Torino il 21 maggio, da Londra, e il giorno dopo ha cominciato a lavorare sul killing floor. Era sola qui (io ero lontano, in viaggio) e aveva le chiavi dello spazio, di cui si può dire sia stata padrona assoluta per alcuni giorni. Già quel giorno, il 22 maggio, ha iniziato a cercare, in magazzino e un po' dovunque, qualsiasi oggetto che potesse servirle per realizzare la forma che intravedeva in mente. Ha infine deciso di utilizzare: un basamento in legno (recentemente usato come seduta, durante “Frownland”, e in precedenza come supporto per un proiettore di diapositive, per la mostra di Hendrikse); un tavolino basso ikea, presente in ufficio; una piccola scatola di legno, aperta su un lato, che era stata usata per nascondere un congegno che alimentava un'opera sonora di Hans Peter Kuhn; un pannello in legno multistrato usato spesso durante gli allestimenti, come piano di lavoro; due scatole di cartone, vuote; un tubo di cartone che aveva contenuto una fotografia su tela di Giovanni Morbin; un altro tubo di cartone, formato da due parti, una di sezione maggiore, contenente due fogli di carta coreana appartenenti a un'opera di Julius; ancora un tubo di cartone, contenente una stampa su pellicola di Carlos Casas; infine due listello di legno, posti, uno sull'altro, da L. sotto uno dei due lati lunghi del pannello, per tenerlo sollevato da terra. A questi oggetti rinvenuti a blank, Ludovica ha aggiunto un foglio di carta da disegno, bianco, che applicherà, incurvato, a un lato del tavolino ikea.

 

 

La modalità adottata da Ludovica è la stessa dei bambini, quando designano gli oggetti intorno a loro a seconda delle esigenze del gioco che stanno facendo, e vedono veramente in essi ciò che desiderano vedere, in accordo con l'immaginazione. È un'opera di raffigurazione la sua, dapprima quando costruisce la forma, che sarà poi il modello per una serie di disegni, nei quali l'imbarcazione prende ben presto il largo. Il gioco si complica ancora quando viene aperto un lato del basamento (ovvero lo scafo dell'imbarcazione) e la luce che vi entra finalmente permette di intravedere, o indovinare, all'interno, scrutando dall'altro lato attraverso un foro, un'apparizione. Nel disegno essa prenderà forma, con le sembianze di un ricordo, qualcosa di già visto, in un altro tempo in un altro luogo. Come in ogni autentico gioco, realtà e fantasia sono equivalenti, e si scambiano i ruoli, così gli occhi ora vedono la nave, ora i pezzi di legno e i tubi di cartone, e il tavolino ikea. Nei disegni affissi alla parete questo scambio continuo è rappresentato nei suoi vari passaggi.

 

Carlo Fossati, giugno 2014

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