Andrea Caretto e Raffaella Spagna a "Old songs new songs"

 

Andrea Caretto e Raffaella Spagna, fra il dicembre 2014 e il gennaio 2015, hanno spesso percorso le rive del Danubio nel Wachau, durante la loro residenza di tre mesi a Krems, in Austria, raccogliendo centinaia di pietre modellate nel tempo dal fiume, che le aveva spostate da un luogo all'altro, lentamente ma senza sosta, sempre modificando la loro forma, disperdendole in quell'ambiente caotico. La raccolta di Caretto & Spagna – che hanno scelto ogni pietra distinguendola ogni volta da mille altre presenti in ogni sito visitato – ha determinato un passaggio da quel caos a un sistema ordinato, anzi a una serie di sistemi, perché le pietre potrebbero appartenere a più di una classe, a seconda che si consideri la loro forma, il colore o la grandezza, eccetera. Ed è importante rimarcare il fatto che, come il caos a cui precedentemente appartenevano le pietre del Wachau aveva tutte le caratteristiche della provvisorietà e dell'impermanenza, anche questa nuova ordinazione, o queste nuove ordinazioni operate da i due artisti non sono definitive, non venendo le pietre costrette a permanere indefinitamente in una collocazione stabile e rigidamente definita. Di volta in volta, esse possono essere sistemate – ma non fissate – su un supporto di varia forma e dimensione, creando sempre nuove costellazioni secondo criteri sempre variabili, perché non rigidamente definiti in codici.

 

 

 

 

Sabato 4 luglio 2015, a blank, Andrea e Raffaella hanno rappresentato e rievocato in una forma nuova la loro azione di ricerca e raccolta delle pietre nel Wachau, fra la fine del 2014 e l'inizio del 2015. Molte di quelle pietre sono state preventivamente deposte in un angolo dello spazio, nascoste da un grande telo bianco, che avrebbe impedito al pubblico di vederle, prima dell'inizio della performance. Lì vicino, un grande tavolo rettangolare in mdf, montato su sei gambe in ferro, avrebbe accolto tutte le pietre estratte a turno dai due performer dal loro provvisorio deposito, al di sotto del telo bianco. Così, per circa 40', una danza lenta e muta – soltanto l'intermittente e lieve tintinnare delle pietre quando talvolta si toccavano turbava il silenzio – si è svolta davanti agli occhi degli astanti, mentre Andrea e Raffaella, scalzi, toglievano i sassi dal caos nell'angolo, riponendoli sul tavolo a formare nuove composizioni, nel breve percorso dal buio dell'indistinto alla chiarezza di un sistema ordinato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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